venerdì, 18 agosto 2006

Caratteristica precipua delle crociere è di fornire svariati spunti di preoccupazione agli ospiti. Uno dei più subdoli è la serata di Gala.

Essa non è altro che una cena come tutte le altre, in cui ai camerieri è imposto di servire con la giacca anzichè con il gilet e alla quale è richiesto presentarsi in abito elegante.
Questa definizione dà origine ad infinite esecuzioni, come prendere un bambino di sei anni, dargli carta e pennarelli e chiedergli di disegnare il Natale: non manca qualcosa di addobbato, ma quasi mai è rassicurante come ci si aspetta che sia.

La cena di gala è preceduta, il giorno dell'imbarco, dai subdoli consigli del direttore di crociera di prenotare una seduta dal parrucchiere-estetista della nave e ad acquistare un abito appropriato. Del servizio trucco e parrucco non posso parlare, ma degli abiti a disposizione nelle boutique mi sono fatta un'idea che non è educato trasmettere.
Ad ogni modo anche io sono caduta nel terribile inganno e mi sono sentita in dovere di presentarmi al meglio, con il risultato di stravolgermi e peggiorarmi. C'era un motivo per cui al matrimonio ero davvero bellissima, o almeno ero al meglio delle mie possibilità: ero a mio agio ed ero convinta di come mi stavo presentando. Indossavo un completo pantalone, scarpe eleganti ma confortevoli (almeno per le prime 6 ore), portavo gli occhiali, i  capelli liberi e scarmigliati, e pochissimi trucco, talmente poco che nemmeno colava col sudore.
Alla cena di gala mi presentai con:

lungo abito nero (perchè il tubino nero va bene sempre, lungo perchè è elegante, nero perchè smilza), scarpe a punta con tacco a spillo troppo alto (Dio benedica quello che ha decretato che le navi da crociera devono essere moquettate ovunque), lenti a contatto, pettinatura a mio avviso sofisticata consistente in una spalmata di gel su tutto il capo, stile Springsteen
del periodo Tom Joad (in cui i fan meno devoti ravvisano una somiglianza con Totò), trucco non pesantissimo, ma consistente, che, sommato al prurito da lente a contatto e al conseguente discreto strofinio della zona perioculare, ha generato negli angoli dei miei occhi quelle orribili pallotte nere di muco&mascara, che non potevano essere dissimulate neanche dagli occhiali.

Nell'insieme, insomma, dovevo sembrare una melanzana: un corpo oblungo eppure tondo con un picciolo sulla sommità (già, perchè i capelli spalmati e la mancanza di occhiali non facevano che rimpicciolire la testa in proprorzione al corpo...va beh, diciamolo: al culo! - il che non mi aiutava)
Ciò non ostante, ero comunque una fra le più presentabili, quantomeno non sembravo uscita dal circo.
Fra le ospiti si distinguono
Rossella O'Hara:  una signora che credo si fosse realizzata l'abito con le tende
Mami: una robusta signora di colore, che vinceva in continuazione alla slot machines, in verità piuttosto distinta nel suo essere americana, che indossava un dignitoso completo di gonna e maglietta nere, il cui motivo di pailettes argentate sul davanti, diamine!, sembrava proprio un grembiule.
Dalila: una vittima del filone cinematografico di Maciste&Sansone, con completo di pantalone e blusa sbuffanti, di un turchese abbagliante (quest'anno il turchese si porta un casino), "impreziosito" da un numero indefinibile di sciarpe, stole, veli, pepli, drappi, pashmine, chador e foulard. Scarpette da marajà piene di pailettes, borsa a mano di raso dorato, rigida, una di quelle in vendita al bazar della nave, evidentemente sfornito di pochettes turchesi.
Barbie: divina, stupenda, bellissima gnoccolona da copertina di GQ, coscia lunga e tetta soda. Lineamenti del volto, ahimè, non proprio fini e regolari, ma chi mai avrebbe perso tempo a guardare al di sopra del collo, con tutto quello che c'era da vedere fasciato nella "pailettosa" sottoveste microscopica (di Barbie, appunto) che a malapena le occultava i capezzoli e che con riluttanza terminava appena sotto le (marmoree) natiche? Il tocco di classe era, in effetti, dato dagli spacchetti laterali, che arrivavano alle ossa del bacino, rivelando (eh già) che la fanciulla non poteva portare le mutande, a meno che non si trattasse di un tanga interdentale la cui circonferenza era fissata con le puntine da disegno alla quinta costola.

Segue rappresentazione di me e di Barbie:

RedheadedLarryGala.bmp                                     Barbiecruise.bmp
        No, non è una caricatura, Barbie indossava davvero un diadema scintillante, se no, da dove l'epiteto?

postato da: RedHeadedLarry alle ore 11:07 | Permalink | commenti
categoria:nave
giovedì, 17 agosto 2006

Per prendere una nave da crociera funziona così:

Si arriva alla stazione marittima con le valigie (enormi e piene di vaccate, perchè mica è l'aereo che c'è il limite di peso) e le si lascia in balia dell'addetto che sostiene che le ritroveremo in cabina. E' adesso che scatta la paranoia "mi aprono la valigia, mi fregano le scarpe". Questa paranoia non si insinua nel cervello maschile, il quale, anche se portato a valutare l'eventualità di un furto, si preoccupa di oggetti un filino più importanti delle scarpe.

Ad ogni modo, non c'è il tempo di farsi le paranoie perchè una ragazza di una bellezza odiosa, perfetta, ma non sfacciata, fastidiosamente impossibile da criticare, ti mette in mano un cartellino con un numero, che corrisponde al tuo turno di imbarco e ti invita a recarti in sala di attesa.

La sala di attesa è affollata, il che è curioso visto che sul tuo cartellino c'è scritto 14 e quelle sono decisamente più di 13 persone. Chiaro, si tratta di gruppi e non di individui. Bene, non occorre far altro che sederci qui e aspettare.

Chissà cosa impedisce agli altri di farlo? Chissà cosa spinge le persone ad attendere in piedi? Forse il timore che qualcuno possa passare prima di loro per andare ad occupare un posto che è già assegnato e che non può essere cambiato? Morale che dopo la dovuta attesa e un paio di spintoni omaggio della casa, saliamo a bordo mediante una ripida scala di metallo che mio marito mi rivela chiamarsi "scalandrone", al termine della quale iniziamo subito a fare la più frequente delle attività di crociera: salutare.

Ci sono talmente tante persone che lavorano sulla nave (cui dopo poco si aggiunge la pur significativa minoranza delle persone che si conoscono a tavola) che si passa il tempo a salutare lo staff dell'animazione, il direttore di crociera, i responsabili delle escursioni, le receptionists, gli addetti alla piscina e alle sdraio dei ponti scoperti, i camerieri del ristorante, i camerieri del buffet, i camerieri dei bar, le cameriere delle cabine, i commessi del chiosco fotografia, i commessi dei negozi, gli addetti del casinò e i fotografi. Per i fotografi una menzione particolare, perchè sono solo in tre e riescono a spuntare da qualsiasi parte uno si trovi, il che ha del miracoloso se si considera la quantità di passeggeri della nave. A questo punto si è sulla nave da abbastanza tempo per aver visto, e salutato, l'equipaggio e la ciurma

postato da: RedHeadedLarry alle ore 23:55 | Permalink | commenti
categoria:nave