mercoledì, 25 luglio 2007

Come io sono perseguitata dalle bande musicali, Zzi è perseguitato dagli Italiani in Vacanza.

Non nel senso di "Persone di nazionalità italiana che si trovano all'estero per trascorrere le ferie", nel senso di "cafonazzi a briglia sciolta dei quali si ha la sfortuna di comprendere le stronzate dette che riescono ad importunare gli astanti con la sola presenza"

Non importa di dove siano, forse sono Svizzeri o Sanmarinesi, secondo me ci sono parecchi francesi che fanno caciara in Italiano per gettare discredito sul nostro popolo, il punto è che lo stereotipo dell'Italiano in vacanza, se lo incontri, ti rovina la vacanza come la cacarella.


Budapest ne è minata, ma la menzione d'onore spetta a quella famiglia, poco amante del sapone, che ha fatto rimbombare delle proprie urla il piccolo ambiente della biglietteria del Siklo', perchè incapace di divinare il cartello con il listino prezzi (Il cui testo era, circa: corsa singola: x fiorini; andata e ritorno x*2-1 fiorini.....quale mai sarà stato il prezzo per andata e ritorno, il più alto o il più basso? E cosa mai avranno significato i termini "single ticket" e "return ticket").


Sia chiaro: trovo giusto e bello che le persone cerchino di migliorarsi e di elevarsi viaggiando e andando a conoscere cose nuove, ma forse sarebbe sempre opportuno procedere per gradi, rompendo i coglioni il meno possibile.


Il Silklo', tornando a noi, è una deliziosa funicolare che conduce sulla collina di Buda, la meta del nostro primo giorno.

Tipo tram de Opcina, tanto per fare quella culturalmente elevata.


Sulla collina di Buda potete ammirare:

Il palazzo reale, oggi galleria nazionale (chiuso per l'occasione del mio arrivo)

Il bastione dei pescatori (falso storico, di aspetto medievale e costruzione ottocentesca)

La chiesa di Mattia Corvino (chi era costui? Non ve lo dico, stimolo la vostra curiosità)

La farmacia dell'Aquila d'Oro, museo di farmacia (quando la trovate, ditemi dov'è)

Gli archivi nazionali (Il mio palazzo preferito)

Il panorama su Pest (gulp!)


A Buda c'è anche un'incantevole pasticceria,  è molto antica, quindi andare a sfondarsi di torta Dobos o di multistrati ai frutti di bosco fa colto, non fa ingordo (però fa chiatto lo stesso).


 

postato da: RedHeadedLarry alle ore 16:54 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 23 luglio 2007

Già quando mi sono trasferita da Genova a Trieste, e ho ritrovato mare, monti, vento d'inverno, caldo d'estate e orari degli autous creativi avevo avuto la sensazione di aver fatto 600 chilomentri per ritrovarmi al punto di partenza.


Budapest venendo da Trieste mi ha convinta di essere stata vittima di un sortilegio nell'infanzia, a causa del quale, compiuti i 26 anni, sarei stata condannata a vedere tutti i luoghi in cui mi fossi recata come uguali.

Preferivo dormire nella foresta...


Un po' esagero, il fatto che provenendo dall'autostrada si riesca a raggiungere facilmente e infallibilmente il centro semplicemente seguendo le chiare e frequenti indicazioni stradali fa capire che l'Italia la si è abbandonata da un pezzo (anche i trasporti pubblici contribuiranno a consolidare questa certezza), tuttavia, giunti sulla riva del Danubio su cui sorge il Parlamento, la sequenza di edifici che si srotola sulla riva di fronte è angosciosamente somigliante alle rive.


Zzi ne èaffascianato e colpito, ed entra subito nello spensierato mood della vacanza, io sono colpita solo dai 45° alle 6 del pomeriggio e lo schianto con uno "Si, ah! Xe pròprio le Rive, ciò!" nel mio triestinazzo-de-valmaura, il che lo riporta alla sua modalità normale e non apre bocca per le sucessive 3 ore.


Nell'ora successiva agonizziamo sotto il sole fino all'isola Margherita, qui, aizzati dalla guida, intendiamo noleggiare le biciclette per visitarla (nota: io ho imparato il 7 giugno, quindi potevo anche io visitare l'isola). Nell'entusiasmo delle ferie, optiamo per il risciò e ci fiondiamo al primo noleggio.

Qui un triumvirato rassicurante quanto un manipolo di terroristi ceceni ci offre il veicolo, un po' cigolante e rugginoso, a dirla tutta, e partiamo alla scoperta dell'isola. Il volante lo tiene Zzi perchè è pratico. Io, non si sa bene perchè, mi asserraglio alla barra di fronte a me e, per bilanciare lo scafo, pendo tutta a sinistra come l'equipaggio di Luna Rossa. Alla fine del giro avrò i solchi delle mie stesse unghie nei palmi delle mani, ma almeno non sarò caduta fuoribordo.


La prima cosa che vediamo è il secondo noleggio di risciò, che offre vetture assai più moderne, arancioni e ben gommate, con la tendina ben tesa e un aspetto leggero come la fata del Philadelphia (un giorno la schiaccerò nel cassetto della frutta, ah se ci riuscirò!). Ci tuffiamo di conseguenza nella lettura della guida.


Dopo lo zoo più deprimente del mondo, vediamo i resti di un monastero medievale, dove scendo a fare qualche foto, e veniamo superati da un risciò contentente un'intera famiglia di provenienza ignota: a me sembrava che parlassero slavo, zzi ha rotto il voto del silenzio per dire che erano italiani del sud. Forse erano pugliesi e abbiamo ragione entrambi, fatto sta che dovevano avere ascendenze russe perchè erano in 4 sul risciò e ogni 6 pedalate la piramide umana faceva un numero acrobatico e si scambiavano di posto. Poi, quando il nonno è stato messo a fare la ruota, si è scoglionato e ha proseguito a piedi, seminando sia il resto del circo che noi.


Al ritorno abbiamo potuto rilevare un'altra analogia con i triestini, vedendo torme di budapestini alle fermate del bus che rientravano dai bagni: non dai cessi, i triestini vanno "al bagno" intendendo che vanno al mare. A Budapest non c'è il mare, ma hanno un sacco di stabilimenti

("Ciò, varda, i xe tuti in costume, xe come mati per il sòl, xe còme i triestini, ah")

Vengo zittita dallo sfrecciare di un olide turchese, che identifico essere un risciò in fibra di carbonio, con tendina aerodinamica e ruote lenticolari, pilotato - credo - dalla famiglia Indurain.

Lei mamma, oltre che con un fisichino niente male nonostante i due figli, mi umilia pedalando in infradito di gomma.


E' con uno strano sollievo che riconsegno il veicolo ai terroristi


 

postato da: RedHeadedLarry alle ore 14:31 | Permalink | commenti
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giovedì, 12 luglio 2007

Non sto a tediarvi con i dettagli della gara, vi basti sapere che era molto semplice, sia dal punto di vista teorico che pratico, talmente semplice che perfino io sono arrivata
















               QUINTA di otto
















e non finirò mai di vantarmene.
















Quello che è interessante è il corollario della gara, ovvero:















- il parco termale















- le trattorie
















Al parco termale le attività sono: plotch (bagno nell'acqua termale), nanna, plotch, nanna, ancora nanna, plotch, merenda















La merenda tipicamente consiste nelle mini ciambelle fritte che vende il chioschetto iterno, l'unico con una coda chilometrica di gente che si assiepa al banco a rimirare la MacchinaMagica, che adagia in una vaschetta di olio caldo perfetti anelli di sublime pastella, i quali vengono fatti passare dalle ProdigiosePale della MacchinaMagica stessa, nella vaschetta successiva e infine sulla griglia, e da lì serviti nel mistico vassoio di cartone, grande come una cartolina e riempito per un terzo di crema, cioccolato o marmellata.
















L'acqua termale, in effetti, non è invitante nè all'aspetto è all'odore in quanto appare come una vasca di giallastra con delle piccole sospensioni marroni. Avete presente a quando aprite un rubinetto chiuso dal Medioevo, che esce acqua color pipì unita a schegge di ruggine? Uguale.















Solo che odora di gomma pane.















Il punto è che l'acqua è a 38 gradi, il che da sè è sufficiente a spingere chiunque ad immegervisi, ed è anche così piacevole da far percepire una sorta di guarigione magica.















Lo stesso effetto si ottiene in casa facendo un bagno caldo di mezz'ora senza nessuno che scassi le palle nel frattempo, ma volete mettere dover sbattere fino in Ungheria, come da la sensazione di sottoporsi davvero a un trattamento?












La nutrizione è, per l'atleta, importante come l'allenamento, per questo ho deciso di compensare la scarsa preparazione fisica con pasti abbondanti.






Uno dice "Ungheria" e subito il pensiero va al goulash, invece - sebbene non ci sia ristorante che non lo proponga - i piatti proposti sono vari e numerosi.




Questo popolo avanzato predilige la cottura per immersione in olio bollente, perciò, anche se non è possibile indovinare il contenuto del piatto dal nome che si legge  sul menù, si può stare tranquilli che nove volte su dieci sarà fritto.  Altra peculiarità dei  piatti ungheresi è quella di venire serviti abbondantemente  cosparsi  di formaggio  grattato, il che li rende, da semplicemente sostanziosi, a decisamente pesanti/impossibili da finire. 




 Una menzione speciale  meritano le zuppe, e  fra esse si distingue la zuppa di aglio. Essa è  delicata e profuma come  una bruschetta,  ma è cremosa e morbida, e  viene servita con crostini  croccanti. 



Ne ho fatte vere e proprie scorpacciate, ancora adesso emano il  caratteristico  afrore.








postato da: RedHeadedLarry alle ore 14:48 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 11 luglio 2007

Ed è così che partiamo alla volta di Lenti, che tecnicamente è in Ungheria, ma dista pochi chilometri dal confine con la Slovenia.


Il viaggio è veloce fino a Maribor, da lì la cartina indica che c'è una statale apparentemente abbastanza diretta che porta a Lendava, zona Murska Sobota, la parte "di qua" del confine.

Fiduciosi, seguiamo i cartelli per la nostra meta intermedia.


Dopo 50 chilometri durante i quali i cartelli continuano ad indicare direzioni contrastanti, l'orientista che è in me si risveglia e capisce il dramma: ci stanno facendo passare dalla provinciale.


Per quanto paradossale possa sembrare, i cartelli che da Maribor indirizzano a Murska Sobota/Lendava, fanno prendere la strada più lunga e tortuosa ad ogni bivio.

Se dovete andare in Ungheria passando per la Slovenia, una volta usciti a Maribor imboccate sempre la direzione opposta a quella indicata per il confine, dovrebbe funzionare.


Ad ogni modo, sebbene con un'ora di ritardo sulla tabella di marcia, giungere a Lenti non è stato difficile, quantomeno non è stato difficile come trovare l'albergo prenotato.

Ho avuto l'astuta pensata di non stampare la mail di prenotazione, illudendomi di trovare subito un hotel a 4 stelle all'interno dell'unico stabilimento termale di un paesotto grande a occhio e croce come Riva Trigoso.


Giriamo circa un'ora (e in tutto ne abbiamo già perse due) nelle stesse 4 strade, perchè non ce ne sono altre, alla ricerca della costruzione, alla fine convincendoci di aver preso un bidone, che l'albergo non esiste, e consolandoci col fatto che non abbiamo pagato e che non hanno il numero  della carta di credito.


Chiedere informazioni si era rivelata una pratica infruttuosa in quanto, caratteristica degli Ungheresi è di parlare un idioma incomprensibile e di rispondere "nem" alle domande:" Parli inglese/ tedesco/ italiano/ croato/ greco antico/ russo/ francese/ turco/ ebraico/ bergamasco?" (le ultime 5 o 6 non ci sarebbero state di aiuto, ma oramai era pura curiosità statistica).

Tuttavia, la dedizione che mettono nella mimica non riesce a farteli mandare a cagare, e ti fa comprendere il perchè della tradizione circense contorsionistica.


Più per mascherare lo stimolo della pipì che per convinzione, ho iniziato a produrmi in contorcimenti davanti alla cassiera dello stabilimento termale, accompagnandoli - essendo poco pratica - da suoni catarrini vagamente germanofoni, esprimendole così la mia perplessità sull'albergo.


Ella fa una telefonata e poi si rivolge a me dibattendosi come un'anguilla. Per magia comprendo che la prenotazione c'è e che sta arrivando un incaricato.

Vestito come un colonizzatore inglese, arriva l'incaricato, il quale essendo preposto al contatto col turista parla sia inglese che tedesco. Insieme, contemporaneamente.

Morale che ci prende i documenti, ci registra e ci dice che il portiere dell'albergo sta arrivando ad aprirci, perchè è ora di pranzo e non c'è nessuno, ma di andare alla fine della strada, porta blu, aspetta, angolo, cinque minuti, chiavi, paga poi qui, ma poi...o forse stava declamando il Beowulf, non so.


E' allora che mi arrendo all'evidenza di quello che Zzi sosteneva da un'ora e un quarto: la sistemazione ha sì 4 stelle, ma è il campeggio, non l'albergo.

Vorrei avere una crisi di nervi, ma mi scappa troppa pipì, allora rimando le lamentele all'uscita dal cesso, che sembra sempre più vicino.


Sopraggiunge finalmente il portiere, la versione Ungherese di Gino Bramieri, il quale non apre bocca.

Rimarrò per sempre col dubbio che fosse lui quello che parla un sacco di lingue e con cui ho scambiato email prima di partire.

Non si tratta solamente di un campeggio, c'è una costruzione in muratura che è palesemente un albergo, al cui primo piano si trova la nostra camera, decisamente grande e accessoriata.

Certo, io volevo l'albergone pazzesco con soffitti di 5 metri all'interno del parco termale (l'albergo, non i soffitti),  ma qui è pulito, spazioso e finalmente c'è il cesso.


Ci cambiamo e ci dirigiamo al luogo di riunione perchè - cominciamo bene - siamo qui per una gara e siamo già in ritardo!


 

postato da: RedHeadedLarry alle ore 15:08 | Permalink | commenti
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martedì, 10 luglio 2007

Una delle insidie della vita di coppia è condividere gli hobbies della propria metà.

"Ecco, un anno di matrimonio ed è già stufa" - Diranno subito i miei piccoli lettori -


No, la cosa è, per l'appunto, insidiosa, perchè, obnubilati dall'amore, si tende a vedere qualcosa di bello in ciò che di bello non ha un fico secco, e fare cose che, in una condizione psico ormonale normale, qualsiasi individuo sano di mente e non minacciato di morte (propria o di un proprio caro) eviterebbe di fare.


Una di queste cose è correre a perdifiato nella boscaglia, allontanandosi dalla civiltà, affrontando percorsi impervi, anche in condizioni atmosferiche avverse, affidando la propria incolumità ad una bussola e alla propria presunta abilità di interpretare delle bizzarre rappresentazioni preistoriche (in quanto prive di scritte) chiamate cartine.

Alcuni individui chiamano questa sventura "orienteering" o "sport orientamento", e ci si divertono un casino - e io ho avuto la bella pensata di sposarne uno.


Per i fortunati che non sanno di cosa si tratti, sia detto che si tratta di corse sportive in cui vince - ovviamente - chi arriva primo.

La particolarità è che le gare si svolgono nei boschi (talvolta nei centri storici delle città, ma si tratta di gare promozionali, il vero orientista le snobba o le usa come allenamento/gita della domenica) e il percorso è a discrezione dell'atleta, fatto salvo l'obbligo di passare da alcuni punti di controllo, le cosiddette lanterne, che un sadico ha preventivamente disposto nel terreno di gara.


Accade che veniamo a sapere (dannazione a Internet) che a Lenti, in Ungheria, si terrà una gara detta Thermenland proprio nel periodo del nostro primo anniversario, che pare messa lì apposta per permetterci di andare successivamente un paio di giorni a Budapest.


Tendenzialmente Zzi fa le gare e io lo attendo (generalmente in auto, talvolta in trattoria), ma poichè era titubante ad iscriversi, temendo di farmi trascorrere il primo anniversario in un modo che non mi sarebbe piaciuto, ho finto entusiasmo e improvviso interesse e mi sono iscritta anche io.

In realtà il piano prevedeva di persuadere Zzi a partecipare a questa gara, alla quale mi sarebbe dispiaciuto rinunciasse, e di tirarmi indietro all'ultimo, adducendo crisi di panico da spazi aperti/insetti/rettili/vegetali/luce del sole e natura in genere, quando oramai iscrizioni e prenotazioni di alberghi erano state fatte.


Sfortunatamente la pantomima mi è venuta talmente bene che mi sono dimenticata di tirarmi indietro

postato da: RedHeadedLarry alle ore 21:44 | Permalink | commenti
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