venerdì, 25 maggio 2007
 

Va bene, va bene, sto barando. Non posso aver letto in viaggio di nozze un libro che è stato pubblicato dopo.

Potrei giustificarmi dicendo che il nostro idillio a moroso ci fa vivere come se fossimo sempre in luna di miele, il che è vero per la maggior parte delle situazioni, ma non è la ragione per cui cito questo libro.

La ragione è che conosco l'autore: è un fan di Springsteen, bravo ragazzo, mi ha trovato anche dei bei posti una volta.


Non è un saggio, ma nemmeno un romanzo: è piuttosto una raccolta di racconti che hanno come tema alcuni degli artisti della scena musicale di provenienza emiliana. Se ci pensate sono una moltitudine. Come l'autore ribadisce più volte, non c'è analisi sociologica, non c'è velleità enciclopedistica.

Lui parla di quelli che gli vengono in mente e che hanno un significato per lui.

Se volete la didattica, fate una ricerca su internet; i libri esistono affinchè si esprimano gli scrittori.


Siccome Morozzi è uno coerente (cfr Accecati dalla Luce, e un po' tutti gli altri suoi lavori, in maniera più o meno occulta), a pagina 17 cita Springsteen, a pagina 20 la E Street band. A pagina 101 ce ne hai già i coglioni pieni, se non sei dei nostri.


E' è a pagina 106 che da il bianco, partendo con un pistolotto in cui avvera il suo sogno e, finalmente, con la scusa di un (discretamente azzeccato) paragone con "Salviamoci la pelle", traduce i versi fondamentali di Thunder Road, donando così il sapere agli ignoranti, l'acqua agli assetati, e divulgando la sua traduzione e la sua verità (ogni springsteeniano ha la sua traduzione di Thunder Road, ovviamente poco dissimile da quella degli altri, che comunque ritiene più aderente, in virtù di una affinità elettiva fra lui e Springsteen per la quale solo lui ne comprende il vero messaggio ed è il detentore del verbo; ma mi sto addentrando in un campo minato, peraltro già percorso a larghe falcate da Morozzi) .


Poichè i versi di Thunder Road sono tutti fondamentali, rivolgo un plauso alla violenza autoinflittasi dall'autore di sintetizzare l'essenza.

Come se per immortalare la Monna Lisa che non sta tutta nell'inquadratura, un fotografo dovesse scegliere tra lo sguardo e il sorriso.


Il libro si legge d'un fiato, è facile paragonarlo a "31 canzoni" (infatti Morozzi lo cita per primo e ci frega), ma proprio perchè personale va preso, in fondo, come un romanzo-sfida, in cui chi scrive gioca a intrattenere narrando dei dati di fatto che anche il lettore può constatare.


A proposito...la mia copia ce l'hai ancora te, Cri?

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categoria:letture sul lettino
giovedì, 24 maggio 2007

E' così che si pronuncia



Noi italiani la abbiamo sempre chiamata Dubròvnik, qualche irriducibile la chiama Ragusa, ma la parlata croata sposta l'accento sull'ultima sillaba.



Ma non definitivamente, in maniera velata e sfuggente, tanto che all'esplicita domanda "Come cacchio si pronuncia?", ci si sente rispondere "Dùu'brò-vnìk", con tutte le sillabe accentate come in giapponese. E' una cosa senza senso, ma sfido chiunque a individuare dove cada il tono.




Ad ogni modo, quando ero in viaggio di nozze vivevo nella beata ignoranza e la chiamavo semplicemente Dubrovnik.



Scesi dalla nave la abbiamo raggiunta in pullman, con gli oramai consueti quanto inutili arrembaggi, sotto un cielo plumbeo. Non so dire quando duri il viaggio tra il porto e il centro storico, un po' perchè è passato un anno e un po' perchè mi sono distratta sparando immani cazzate con una adorabile coppia della provincia di Como.




Figuratevi quanto sono stata attenta alle spiegazioni della guida, tutta presa com'ero dallo stabilire se c'era o ci faceva.




Ciononostante, Dubrovnik (famo a capisse) è talmente affascinante che perfino io me ne sono accorta: cinta da mura, con i tetti color mattone, intessuta di vicoli di lastricato lustro dall'usura e di esercizi a piano strada, che non sono più botteghe, ma sono ancora negozi, rassicurantemente lontani dal diventare  stores




Insomma, la gita procede diligentemente, non ci sono aneddoti rilevanti, tanto vale che vi mostri qualcosa:




 




 




....ma dopo, quando trovo il cd con le foto.

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martedì, 22 maggio 2007

Nel senso che a Spalato non c'è una banana, a parte il palazzo di Diocleziano.


Dici niente - direte voi


Effettivamente proprio una banana non è, considerando che è talmente vasto che molte persone vivono in palazzine costruite al suo interno, e ha molte parti belle e ben conservate.

E' che se vieni dall'Italia muri vecchi ne hai già visti parecchi, non ti sbalordisce come dovrebbe.




Più che altro ti riempie di italico orgoglio, e fiera si allarga nel petto la consapevolezza di appartenere alla discendenza di quel popolo che così lontano ha saputo portare la propria civiltà...

Poi ti senti un po' un fascista su marte e inizi a temere gli attacchi degli alieni mimimmi


Palazzo a parte, Spalato non offre molte attrattive e siamo stati contenti di aver speso un giorno più del previsto a Mostar sacrificando questa meta.

Inoltre non ha l'aria di essere una meta turistica molto frequentata, come la scarsa padronanza delle lingue straniere dell'addetta al posteggio dimostra:




Zzi: chissà a che ora chiude

Larry: boh

Zzi: e chiediglielo

Larry: mi vergogno

Zzi: dai che ti eserciti, forza

Larry: Excuseme madam, at what time does the car park close?

Zzi: ...

Addetta: Kako?

Larry: Merda!

Zzi:...

Addetta: ???

Larry: ehm...um wieviel uhr machen Sie zu?

Addetta: kako?

Larry: eccheccazzo!

           A-che-ora (indicando l'orologio) - chiude  (gesto della serranda o del fischio del treno) - il-parcheggio- (dito che gira)?

Addetta: mhm?

Larry: Urnik! Kada zaprto? Kada otvoreno?

Addetta: Ah! Sempre, sempre

Larry: (sorridendo) Hvala!

Zzi: ...

Larry: E' sempre aperto

Zzi: Avevo capito

Larry: ah

Zzi:....

Larry:....

Zzi:...a parte merenda, fate qualcosa al corso di Croato?




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martedì, 22 maggio 2007

Le scene che seguono l'arrivo di Pumpa - la vera protagonista del fine settimana - possono essere sintetizzate con una di quelle sequenze cinematografiche in cui i protagonisti vengono fissati da tante istantanee in rapida successione in cui mostrano man mano i segni del tempo che passa: noi tre nel cortile che osserviamo trepidanti i 4 meccanici che mettonola macchina sul ponte ostentando sicumera; uno di loro che si rivela essere il gentile mostarese della sera prima che però al mattino ci ha tirato pacco (che senso aveva venire da noi, quando sapeva che saremmo finiti da lui?) e che allora non è un ladro di macchine; noi tre che veniamo invitati a recarci nel bar adiacente; io che nei pochi metri pregusto un toast un po' bruciacchiato e con il formaggio filante; il bar che si rivela essere una specie di deposito di ricambi privato in cui la moglie del padrone serve acqua/birra/succo di pesca; noi che torniamo sconsolati; noi che ci sediamo sui gradini del giardino; noi che guardiamo il gatto; noi che scopriamo dei cuccioli di cane; noi che torniamo in cortile dopo che è spuntata la madre dei cuccioli...e intanto si son fatte le 4 del pomeriggio, avremmo già dovuto visitare Mostar e partire alla volta di Spalato.




A questo punto mi accontento di arrivare puntuale in ufficio martedì




Poi, all'improvviso il miracolo: la macchina si mette in moto.




Paghiamo, salutiamo e montiamo in macchina, sollevati, imboccando la discesa. Guida Federizza.



La macchina si spegne e ci areniamo al primo slargo. Per un attimo ci godiamo la dolce illusione che sia l'imbranataggine della pilota ad aver fatto spegnere il motore, ma l'auto non si riavvia.



Tanto l'officina è a 100 metri.




I meccanici arrivano spavaldi sulla loro Volkswagen, uno di loro si mette alla guida della nostra auto e spariscono, in folle, dietro la curva successiva.



Quando spuntano tornando indietro, consumiamo l'ultima dose di speranza credendo che l'abbiano fatta ripartire. Esattamente un attimo prima di vedere il cavo di traino fra le vetture.




Trascorre un altro dilatatissimo tempo fra noi tre che stiamo impalati nel cortile/noi tre che andiamo al "bar"/noi tre che imploriamo almeno un cesso, se non un panino/noi tre che ci riavviciniamo ai cuccioli/noi tre che ascoltiamo la loro radio.



Quando passa Springsteen ci rallegriamo e lo prendiamo per un buon presagio, poi riflettiamo sul fatto che è "Pay me my money down" ed è fin troppo chiaro il messaggio che il destino ci sta inviando.




Alcune ere geologiche dopo la macchina si riavvia. I meccanici spiegano più o meno i problemi di pumpa, il motivo per cui la prima pumpa non andava bene, il perchè è stata necessaria una seconda pumpa e altre cose che sarebbero state incomprensibili anche se fossero state in Italiano.



Paghiamo (di nuovo - ma non ci pare il caso di discutere) e ce ne adiamo, dopo che hanno giurato e spergiurato che saremmo arrivati in Italia senza ulteriori intoppi.




In realtà, nessuno di noi ha mai pensato che dicessero sul serio, neanche loro quattro.




 




 




 




 




 




 




 




 




 




Come in quei film in cui prima dei titoli di coda compare la schermata nera che informa sul destino compiutosi dei protagonisti:

 Pumpa ha ceduto molto dopo che siamo rientrati in Italia, e l'auto ci ha scorrazzati ancora un po'.



Ha spento i fari per sempre il 9 Maggio 2007, dopo 11 anni e 195000 chilometri

(potete piangere)

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giovedì, 17 maggio 2007

Il Mostarese è un tipo socievole e volonteroso: è garbato nei modi e ti si avvicina con fare normale, ma discreto, sbucando dall'ombra, si prodiga per  capire che problema abbia la tua macchina, ti osserva attento mentre la spingi a fatica in un posteggio e cerca di farla ripartire smanettando nel cofano.



Quando a momenti ci riesce capisci che potrebbe essere l'ultima volta che la vedi e inizi a far mente locale sugli oggetti che devi categoricamene portare con te.


Sistematici nell'accogliente casa di Federizze (sempre genitivo, oramai non dovrei ripetervelo più), iniziamo a riflettere sulle possibili cause del guasto, finchè non ci sovviene  che la lancetta della benzina non si è mai mossa dall'indicare la metà del serbatoio.

Ma certo!

Si è rottol'indicatore e noi, distratti, non abbiamo valutato bene i consumi, il che ci ha fatto restare senza benzina...che fessi! Recriminiamo sulla nostra scelleratezza solo un po', contenti che sia stato tutto un falso problema e che la vettura - brava piccina - ci abbia abbandonato una volta giunti alla meta e non nella palude delle streghe voodoo.


La serata è piacevole, non più funestata da un guasto alla macchina, e andiamo a letto sereni, risolti a versare una bottiglia di benzina nel serbatoio come prima cosa la mattina successiva.

Speriamo che i volenterosi mostaresi non abbiano capito il problema prima di noi.


Il giorno dopo l'auto è ancora lì, la abbeveriamo, ma essa non parte comunque.

Versiamo più di una bottiglia del serbatoio, incapaci di rassegnarci, ma il problema non era il carburante.

Meno male che il volenteroso mostarese di ieri sera ci ha dato appuntamento alle 10,30

Chissà che ha in mente di fare con la mia macchina...non lo sapremo mai, perchè non si è presentato

In compenso scopriamo che il corteo di protesta dei tifosi di una delle due squadre cittadine passerà proprio di lì e la polizia - per quanto si aspetti una manifestazione pacifica - sconsiglia di rimanere nei paraggi o di lasciarci le auto.


Un meccanico, chiamato dalla barista (o da un avventore, non mi è chiaro), viene in nostro soccorso, e per primo individua il problema: pumpa.

Sventra la macchina in mezzo alla strada cercando di raggiungere la pompa della benzina, ma dall'abitacolo è impossibile: occorre trainare l'auto in officina, ma non la sua, quella di un suo amico


Pausa sigaretta (la sesta, da quando è arrivato) e si va


Appena usciti dal centro, nei pressi si un campetto dove giocano dei bambini, accostiamo e aspettiamo

Non sapiamo bene cosa, ma poi arriva un biondo su una golf nera.

L'auto del meccanico si è rotta, ci trainerà costui d'ora in poi.

Ma prima sigaretta


Pochi tornanti e le carcasse di auto smembrate a centinaia ai lati della strada sono un presagio inquietante, e per un attimo penso di spaccare i fari della nostra macchina affinchè non si impressioni vedendo cosa rischia


La golf nera ci parcheggia nel cortile di una casa e se ne va

Alcune macchina partono da esso, senza connessione apparente

Notiamo dai marchi delle case automobilistiche dipinti sul muro, che dev'essere un'officina, ma non c'è nessuno, a parte un tipo anzianotto che traffica con una carrozzeria, una ragazza che avrà la mia età con in braccio un neonato che ci scruta oltre le tendine del piano di sopra e il sosia di  Tim Roth che ci passa davanti e non degna di uno sguardo.


Dopo molto tempo, la matriarca, stufa di avere tre estraei in giardino, fa una telefonata e in meno di 5 minuti le macchine fanno ritorno.

Da una di esse scende il vincitore della caccia al tesoro, e porta con sè l'agognato trofeo: Pumpa

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mercoledì, 16 maggio 2007

Mostar è in Bosnia-Erzegovina, nella fattispecie in Erzegovina. Come a dire che Bologna è in Emilia Romagna, per la precisione in Emilia: noi non vediamo 'sta differenza abissale, ma loro ci tengono.

La Bosnia Erzegovina, BiH per gli intimi, è - giusto per dissipare la nebbia che l'80% dei nati a ovest di Monfalcone prima del 1995 ha nel cervello al capitolo "ex jugoslavia" - oltre Trieste, oltre la Slovenia, un bel po' prima di Albania e  Grecia. Insomma, sta proprio in bocca alla Croazia.

Nel senso che, data la forma della Croazia come quella di un pac-man appuntito, Bosnia ed Erzegovina sono le ciliegine in procinto di essere pappate.

Non ci sono metafore politiche in tutto ciò, è solo un'allegoria.


Collocata la BiH, vediamo come ci si va e perchè.


Si va perchè se al tuo matrimonio un'invitata, che ivi vive e lavora, si è scoppiata 23 ore di viaggio di andata + 23 ore di ritorno su 3 giorni di ferie a disposizione, il minimo che puoi fare è andarla a trovare a Pasqua, non importa se lei, proprio in quel periodo, è stata rispedita in Italia.

S'è deciso e si fa!


Modalità di raggiungimento della città di Mostar:


Si va alla stazione la notte del giorno prima della partenza, e si prende l'amica che a Mostar deve tornare, altrimenti non si ha nessuno cui far visita una volta giunti sul posto.

D'ora in poi chiameremo questa persona con un nome di fantasia: Federizza.

La mattina del giorno della partenza si prendono armi, bagagli e Federizzu (accusativo, ma è una lunga storia...) e ci si dirige, nell'ordine:

                                                           dalla cugina di Federizze (genitivo) a ritirare un deumidificatore

                                                            al supermercato a fare la spesa per Federizza (non so il complemento

                                                                di vantaggio con che caso si formi, prendetelo con le pinze)

                                                           e finalmente verso la meta


Federizza (nominativo, giusto!) è una ragazza molto brillante e divertente, preparata e spiritosa, e il viaggio prosegue con un piacevole alternarsi di argomenti seri e faceti, fra cui spiccano: l'importanza dell'analisi logica alle elementari e suoi vantaggi in età adulta  e Tematiche e poetica di Elio e Le Storie Tese:(sottotitolo: è possibile esprimersi esclusivamente citandolo? Proviamoci)

Con queste premesse, capirete, il viaggio è stato davero piacevole, anche se il guidatore - inspiegabilmente - non ha aderito con fervore alla petizione: "Latino al posto di Ginnastica: più cultura e meno puzza di ascelle alla festa delle medie (tu non vieni/non importa, sai, c'avevo judo)"


Desiniamo in autogrill e, più tardi, ben oltre Zara, facciamo benzina e prendiamo il caffè.

Gli Italiani all'estero si riconoscono per lo più perchè schiamazzano e non sanno stare in fila, ma alcuni di loro, al contrario, sono piuttosto educati e potrebbero essere scambiati per Svizzeri.

Il caffè li smaschera: bevuto il caffè straniero, il viso dell'Italiano si scompone in esagerate smorfie, e subito parte uno scambio di occhiate complici tra un Italiano e l'altro, che stanno ad intendere "Eh già, che scemi, dovevamo saperlo" e "Questi neanche sanno cosa sia il caffè, poveri piccoli cavernicoli".

Ciò avviene anche se ci si trova nel paese più evoluto e cosmopolita del globo; l'Italiano non perde occasione per affermare la propria superiorità di degustatore di caffè e - diciamocelo - gli autogrill Croati un po' offrono il fianco.

Federizza e io ci consoliamo con un gelato confezionato, lo stoico guidatore preferisce un raggio di sole, la fresca brezza e la sorprendente quiete (siamo pur sempre in autogrill) di cui si gode dal parapetto.


Intanto si fa pomeriggio inoltrato e la costa croata offre molte meravigliose vedute, tantissimi incantevoli scorci, infiniti suggestivi fotogrammi...mamma mia quant'è lunga la Croazia, non ci passa più!


Spalato è la boa, passata Spalato è fatta.

Passata Spalato sarà ancora...quanto sarà? Un'ora? Un'ora e mezza perchè è statale?

L'esperta Federizza non ci è di grande aiuto perchè ha sempre percorso il tragitto in pullmann, e non fa testo. E poi, diciamocelo: non è che sia tornata in Italia molte volte!

Decidiamo allora di godere delle bellezze naturali e di rendere loro omaggio


                               "...primo tu non prendi parte neanche a una barzelletta

                                   duuuuuuuu-uuuuuu-uuuè

                                    treno dell'amore portami con te

                                  quattro mi da gioia

                                  cinquinate il fiumeeeeeh..."


L'automobile fila tranquilla per le statali costiere, abbiamo passato Spalato da un po', ma del cartello della deviazione per la BiH neanche l'ombra


                              "....e giù in picchiata col suo aliante stupendo

                                    emozionando al suolo si spetascia

                                   ferisce il pueblo col suo aliante mediocre

                                   il pueblo un idolo estrae

                                   DAL SUO ALIANTE DEL CAZZO

                                   e lo conduce in trionfo alla plaza..."


Abbassiamo leggermente il volume quando il guidatore inizia preoccupantemente a puntare ogni spuntone di roccia che fa capolino sulla strada


Dopo circa due ore finalmente un barlume di bivio per la Bosnia, e finalmente imbocchiamo la direzione giusta.

La strada tra Spalato e Mostar non finisce mai, ed è una lingua di asfalto in mezzo a una palude deserta, contornata da poche colorate baracche, presumiamo abbandonate o infestate da spiriti, ma ci consola il fatto che "passato il confine, Mostar è subito lì"


                          " e ora che non ho più il carro che cosa ci metto davati ai miei buoi?"


" Non sentite un rumore sinistro?" - Chiede il guidatore, ma Federizza e io lo tranquillizziamo


                           "Cosa fare riguardo alle donne e riguardo ai motori se il carro non c'è?"


"Ma sentite anche voi un rumore tipo ventola?"


                           "Ai motori farò la benzina, ma alle donne che cosa farò?

                            c'è carenza di carro e le donne ne soffrono un po'"



"sst, dai veramente! Lo sentite o no?

"Mmm, ma si dài, tranquillo amore, sarà la ventola"

"Ma no, non può essere, la vera ventola è davanti, questo non capisco da dove venga"

"Ma che ne sai, c'avrà un'altra ventola...cosa pensi che sia, perchè?"

"Non lo so, ma non mi piace, fortuna che siamo quasi arrivati"


In effetti, Mostar non è lontana dal confine, giusto il tempo di scorgere un antico villaggio musulmano dalla particolare architettura e il paesaggio selvaggio diventa quello tipico della periferia, e dal primo distributore di benzina al centro passano davvero pochi istanti.


Finalmente la città:

"Ehi, sentite? La macchina non fa più rumore" Esclama allegra Federizza, e aggiunge "Ci siamo, al semaforo a sinistra e poco dopo c'è casa mia!"


....


....lugubre il guidatore:


 


"Si è spenta"


...


"Non riparte"


 

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giovedì, 10 maggio 2007

Fedrica Bosco ha pubblicato un altro libro.




Chissà com'è divertente: mio marito - che notoriamente è incline alle facezie come Monty Burns e tradisce il divertimento come Buster Keaton - mentre lo leggeva ha quasi sghignazzato (pag 56, mi pare).

Io non lo ho ancora letto, ma data la reazione esagerata del mio consorte, credo che dovrò procurarmi dei pannoloni.


 


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L'ho letto anche io e mi ha divertito molto, ve lo consiglio, ha qualche spunto impagabile come le tre alternative per confessare un tradimento che non ci si può proprio perdere. Oltretutto, se leggete me, è proprio il vostro genere

postato da: RedHeadedLarry alle ore 14:54 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 10 maggio 2007

A parte la modalità consuetamente estenuante e con cui l'isola è stata raggiunta, devo dire che è la meta che più mi ha colpita.
Mi aspettavo casette bianche e chiese dalle cupolotte turchesi, contadini che cercano di riparare la propria pelle dal sole nascondendola nelle rughe, strade lastricate di stallatico, come era stato fin'ora nella mia esperienza di tutta quella Grecia che non fosse Atene, ed ecco che si apre al mio sguardo un panorama vacanziero e civile, di giardini pubblici, decapottabili, adolescenti a manina in infradito, bambini che brandiscono coni gelato come spade laser, gnocche al bar e celluliti in spiaggia.
In un paesaggio tipico costiero di rocce e sole, immerso in un mare di un azzurro letterario e profumato di pitosfori.
Fu anche il giorno in cui gioii del fatto che la mia allergia al pitosforo  se ne fosse misteriosamente - così come più di dieci anni prima era venuta - andata.
Erano ancora lontani i tempi in cui avrei scoperto di essere allergica agli ippocastani.

Ora: se hai trascorso i primi 24 anni della tua vita a Genova con conseguenti e frequenti puntate in Riviera, se hai trascorso le vacanze estive dal 1988 al 2003 sul lago di Garda e se a 25 anni ti sei trasferita e Trieste, sostituendo Recco con Rovigno e Portofino con Parenzo, va da sè che il paesaggio marino non ti sconvolge come un tornado. Quantomeno doresti esserci un pelino più abituata di pensionato che non è mai uscito da Padova, se non per qualche sortita al mercato di Camisano.
Capite quindi quanto dev'essere perfetta la bellezza rivierasca dell'isola, per avermi così impressionata.


L'escursione a Corfù prevedeva, fra l'altro, l'arrivo in pullman ad un monastero ortodosso, dove Dio manifestò la sua grandezza mostrando la quintessenza del Creato nella perfezione di un gattino nero e bianco che passava in rassegna i gitanti, impettito e col mento alzato, all'ombra di un vaso di basilico.
Quindi il ritorno alla città ai piedi della collina (con relativa ammirazione delle spiagge e la richiesta di qualche escursionista di perdere il già poco tempo andando al mare) e un po' di tempo per l'aquisto di souvenir
Essa non è più la mia pratica preferita, ma indugio sempre volentieri a cercare un ricordo del viaggio, non importa se si può trovare la stessa cosa anche alla stazione di Milano: io l'ho comprato a Corfù, e a me questo basta.
Ad ogni modo prendemmo una bottiglia di Kumquat, il liquore arancione come me che si presume essere estratto dagli omonimi agrumi.
Non è una ricercatezza, ma è piacevole...se bevete il limoncello, la crema al whisky, e il liquore di liquirizia, potete bere anche il kumquat.
Se marciate a Laphroaig, fate finta che non abbia detto niente

Ad ogni modo, la granita alla fragola era buona

 

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categoria:mete