sabato, 26 agosto 2006

Federica Bosco strikes again, e ci da un'altra favola, senza troppi buoni sentimenti e con un finale lieto per la protagonista, ma non per tutti.
Questa volta declina la RagazzaSenzaPrincipeAzzurroCheQuandoLoTrovaQualcosaVaStorto in un'atmosfera un po' più sofferente della precedente, con situazioni decisamente meno gaie (ad esempio la morte del padre della protagonista), che però non impediscono di sorridere.
Si tratta sempre di un romanzo brillante, fluido e pieno di spunti ironici sui rapporti fra le persone e gli atteggiamenti degli individui nei confronti di chi ha questo o quel ruolo nella loro vita.

Ho trovato deliziosi i ringraziamenti, fra cui quello al padre della scrittrice, che grazie a Dio è vivo.

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sabato, 26 agosto 2006
Il romanzo è leggero, senza velleità morali, ma assolutamente godibile, scritto agilmente, con u buon ritmo, pur parlando - novità - di una giovane donna, che ancora non ha trovato il principe azzurro, in buona parte perchè ancora persa dietro a un principe merda qualunque, e che quando ci sbatte dentro non lo riconosce.
Sono gli ingredienti a insaporire la solita zuppa: una serie di personaggi di contorno uno più piacevole dell'altro, che forniscono spunti e stimoli alla vicenda.
Il finale non è imprevedibile, ed il libro è già quasi una sceneggiatura, ma non abbiamo in mano un thriller in cui sfidiamo lo scrittore a capirne i meccanismi prima che ci vengano rivelati. E' una favola, e come tale va ascoltata e assaporata, perciò se siete sdraiati da qualche parte con un margarita nella mano destra, questo libro potrebbe essere la cosa giusta da tenere nella sinistra
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sabato, 26 agosto 2006

Il libro è una lunga confessione di una moglie che fa cose "orribili", tipo rimettere nei cassetti dei figli le felpe che hanno gettato a lavare.
Potrebbe essere un esempio di chick-lit post nuziale, forse cerca di essere una consolazione per le donne che non si sentono all'altezza del loro molteplice ruolo di moglie-madre-casalinga-impiegata, ma probabilmente è troppo radicato alla mentalità americana per poter risultare godibile e spiritoso....almeno a me, che ho sempre creduto che gli americani fossero più o meno come noi,  che non si lavassero i capelli ossessivamente ogni giorno. A mio parere, poi, a tratti è ripetitivo, ad esempio indugia molte volte sul fatto che lei e suo marito si amino spontaneamente come il primo giorno, e si affretta a specificare che non fa riferimento al proprio consorte quando cita i difetti dei mariti delle altre. Da un lato intenerisce questa adolescenziale devozione al proprio compagno in una affermata professionista di 36 anni, dall'altro risulta un po' stucchevole e sembra essere un mettere le mani avanti prima che suo marito, leggendo, si incazzi.
Non voglio, con ciò, stroncare quello che rimane un'istantanea sulla vita reale di una donna reale, alle prese con vicende di superficialità e banalità disarmanti, e dunque apprezzabile per essere un lavaggio pubblico dei panni sporchi. Ma non riesco a vederci di più.

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sabato, 26 agosto 2006

Non vale come libro che ho portato in crociera, però è stato anch'esso letto in spiaggia...spiaggia, oddio, sul marciapiede!
Mi è così piaciuto che l'ho finito prima di partire.

Parla di una ragazzina che vive negli Stati Uniti del sud insieme al rozzo padre e alla  serva di colore, a causa, ma non per colpa, della quale fugge dal proprio paese, andando a rifugiarsi nel luogo dove viene prodotto il miele della madonna nera, presso tre strane sorelle apicultrici nere, che crede avere una qualche sorta di legame con la propria madre, morta quando lei aveva quattro anni, e dalei uccisa accidentalmente, a detta del padre.

E' un libro che parla di segregazione, di apertura, di sensibilità e follìa, di verità, rifiuto e accettazione. E di perdono.

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categoria:letture sul lettino
sabato, 26 agosto 2006

E siamo ad Atene, l'escursione più grottesca della crociera.

In crociera funziona che coloro che scelgono di fare la visita guidata, vengono divisi sui diversi pullman che li portano dalla nave alla meta di rilievo. A ciascuno viene applicato un numero adesivo sulla maglia, che serve a ricordare a che pullman si appartiene, e contemporaneamente è una specie di conto alla rovescia dei posti disponibili. Insomma: nessuno resta a piedi, nessuno resta in piedi. E' un sistema perfetto.
Ciononostante c'è sempre qualcuno che si sente in dovere di spingere, di superare in fila, di allungare la mano per prendere il numero. Ma questa non è la sola categoria di crocieristi (o umani, che è lo stesso): ci sono anche quelli che non capiscono le indicazioni della guida, facendo tardi e facendo far tardi al gruppo

[apro una parentesi: com'è che è dalla gita delle medie che ci sentiamo ripetere che chi fa tardi resta a terra e che il pullmann non aspetta, e invece, poi, il pullmann aspetta sempre e noi quattro scemi educati ci rimettiamo perchè la gente non è capace a scegliere fra pisciare e fotografare? Non avete sempre segretamente sperato anche voi che una volta, almeno una, il pullmann partisse lasciando a terra la platinata di terza/il palestrato di quarta, visto che è evidente che a loro non gliene può fregare di meno di avere più tempo per i monumenti, fantasticando sui cazziatoni e gli sfottimenti che sarebbero loro toccati una volta rientrati con sforzo?]

Ebbene: sul nostro pullmann c'erano tutti. Menù completo:
Spintonatori
Rincoglioniti che impiegano 15 minuti per fare le foto, sui 5 messi a disposizione
Rincoglioniti che dopo che la guida si è raccomandata ripetute volte di depositare gli zaini prima di accedere all'acropoli, si stupiscono perchè è vietato loro l'ingresso con lo zaino (altri dieci minuti per aspettare che vadano a depositare lo zaino)
Frustrati il cui scopo, davanti al partenone, è prendere la paletta della guida e fare battute inedite tipo "Non è cambiata la guida, siamo qui"
Rompicoglioni assortiti, di per sè magari anche sopportabili, ma resi intollerabili dalla situazione.

Ad ogni modo, ne valeva la pena. Chi c'è stato sa di cosa parlo: la sensazione di essere davanti alla Storia, di essere dentro il libro, di vedere che è reale quello che stato teoria fin'ora....questo:

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venerdì, 18 agosto 2006
Non credo che serva raccontare la trama, il motivo per cui lo consiglio è che è ricco di particolari che il film ha comprensibilmente omesso, ad esempio dettagli su Johnny Fontaine, che nel romanzo è un personaggio di ben maggiore importanza che sullo schermo.
Inoltre, nel libro si parla ampiamente della vita di Lucy Mancini dopo la morte di Sonny: non solo non era incinta di lui, ma in seguito si mette con un dottore di Las Vegas. Insomma, nel romanzo non c'è il minimo spunto perchè Sonny abbia un erede, Il maggiore dei fratelli Corleone è morto senza perpetrare la stirpe. Facciamocene una ragione.
Ma è un bene che nella trasposizione cinematografica si sia scelto, a questo punto, di discostarsi dal romanzo, così si giustifica la gradita presenza di Vincent Mancini.
postato da: RedHeadedLarry alle ore 22:48 | Permalink | commenti
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venerdì, 18 agosto 2006

A Mykonos non c'è niente.
Mi dispiace, c'è gente che l'adora, c'è gente che ne torna come se avesse assistito ad un'apparizione, ma a me non dice niente.
Ci sono le solite casette, ma non sono tanto bianche. Ci sono schiere di ristoranti tutti uguali, nessuno dei quali ha l'aria di essere tipico. Ci sono schiere di negozi, nessuno dei quali vende cose particolari, o mai viste, o caratteristiche. C'è il mare, ma è anche intorno a tutte le altre isole della Grecia, non capisco perchè Mykonos debba essere inserita nei giri turistici e altre no

A dire il vero l'unica cosa che ho trovato degna di nota è un locale che si chiama Ramrod Club, ma il timore che sia un luogo equivoco mi trattiene dall'esultare. Le procaci donnine che compaiono sui volantini affissi sull'isola mi fanno pensare che non sia una citazione di Bruce. Ad ogni modo, eccolo

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postato da: RedHeadedLarry alle ore 22:28 | Permalink | commenti
categoria:mete
venerdì, 18 agosto 2006

Ah, meravigliosa. Stupenda, incantevole. Magica. Bellissima.
Questi e altri di questo tenore sono i commenti che ho sentito riguardo a quest'isola da chi ci è stato prima di me. In effetti è suggestiva, tutta piena com'è di case bianche sulla terra brulla sembra un pandoro con lo zucchero a velo.
Avvicinandosi per mare si nota che la montagna presenta delle stratificazioni e l'isola ha forma di mezzaluna con di fronte un vulcano che emerge dal mare. Un tempo, infatti, il vulcano e l'isola erano uniti, ma la violenta eruzione che distrusse l'antica civiltà cretese fece sprofondare la parte centrale. Dal porto, poi, si procede verso il borgo di Oia (si legge inspiegabilmente IA) salendo sulla sommità delle colline. Un mezzo tipico sono i muli, che gli abitanti sfruttano per svolgere ogni lavoro nei campi e per spostarsi da una zona all'altra, giacchè alcune strade non sono ancora praticabili con le auto. Sull'isola si coltivano pistacchi e uva da vino.

Santorini è un buco, non c'è niente, c'è un solo cinema e c'è da quest'anno. In inverno dev'essere da suicidio: le condizioni del mare e il forte vento non consentono contatti con la terraferma, a volte rimangono senza acqua (giunge dalla terraferma con le cisterne) per giorni, le terrazze con cui culminano le tipiche abitazioni servono a fare scorta di acqua. Non ci sono monumenti o edifici storici o, se ci sono, non sono inclusi nelle gite turistiche, ci sono solo casette bianche. Colore che viene di anno in anno scrupolosamente rinnovato perchè i turisti vanno a Santorini per vedere le casette bianche, e le casette non possono permettersi di smettere di essere bianche. Non è neppure il posto adatto per andare al mare poichè essendo un'isola vulcanica la sabbia è scura e di conseguenza raggiunge temperature davvero elevate, troppo per permettere di sdraiarsi a prendere il sole.

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Insomma, il paradiso è un inferno, ma è indubbiamente affascinante, soprattutto per il vento che soffia sempre e per il mare dal blu irreale costantemente punteggiato di creste spumose.

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postato da: RedHeadedLarry alle ore 22:01 | Permalink | commenti
categoria:mete
venerdì, 18 agosto 2006

Quando si decide dova andare, automaticamente, si restringe di molto il campo delle cose da metter in valigia (ad esempio: crociera estiva in grecia = no tuta da sci). Per un beffardo contrappasso, però, si apre il ventaglio della casistica specifica.

In una crociera bisogna considerare che fa caldo, ma potrebbe fare freddo; si scende per fare escursioni, quindi occorre un abbigliamento pratico, ma la vita di bordo è giocosamente chic, quindi ci vuole un abbigliamento formale. Questo comporta un poker di scarpe basse, morbide e resistenti e una scala quaranta di tacchi, sabot, sandali e decolletè, cui occorre abbinare una borsa.
E' questa la spirale che porta ad avere con sè una valigia grande come un sarcofago, perchè scatta il meccanismo per il quale "se indosso un bel vestito e delle belle scarpe, mica posso accompagnarli con una borsa sciatta", e conseguentemente "mica posso vestirmi bene ed essere trasandata". Il che fa sì che il beauty case sia colmo di cosmetici, creme, strisce depilatorie (come se una in crociera si mettesse a scerettarsi le gambe), profumi, lacche, gel per capelli, pinzette per le sopracciglia, lime, smalti e affini.
Di questo passo, in un battibaleno la valigia è piena, e ancora non vi si è messo dentro tutto.
Naturalmente, il 40% di queste cose viene riportato a casa vergine ed inutilizzato. Del restante 60% delle cose di cui si è fruito, il 20% è stato usato solo sulla scia del "già che me lo sono portato...".

Per un uomo è diverso.
Un uomo si porta: 1 paio di pantaloni sportivi (+ quelli che ha indosso), 8 fra polo e t-shirts, 2 camicie (in realtà una basterebbe, ma è previdente, metti che una si macchi), un completo da ufficio che spaccia per completo elegante, una cravatta (brutta), un paio di scarpe da ufficio, un paio di scarpe da ginnastica (indossa già i mocassini da barca). Più biancheria, necessaire da barba e chiavi della macchina. Mio marito nemmeno quelle, perchè siamo andati alla stazione marittima a piedi.

postato da: RedHeadedLarry alle ore 13:06 | Permalink | commenti
categoria:scelta
venerdì, 18 agosto 2006

Caratteristica precipua delle crociere è di fornire svariati spunti di preoccupazione agli ospiti. Uno dei più subdoli è la serata di Gala.

Essa non è altro che una cena come tutte le altre, in cui ai camerieri è imposto di servire con la giacca anzichè con il gilet e alla quale è richiesto presentarsi in abito elegante.
Questa definizione dà origine ad infinite esecuzioni, come prendere un bambino di sei anni, dargli carta e pennarelli e chiedergli di disegnare il Natale: non manca qualcosa di addobbato, ma quasi mai è rassicurante come ci si aspetta che sia.

La cena di gala è preceduta, il giorno dell'imbarco, dai subdoli consigli del direttore di crociera di prenotare una seduta dal parrucchiere-estetista della nave e ad acquistare un abito appropriato. Del servizio trucco e parrucco non posso parlare, ma degli abiti a disposizione nelle boutique mi sono fatta un'idea che non è educato trasmettere.
Ad ogni modo anche io sono caduta nel terribile inganno e mi sono sentita in dovere di presentarmi al meglio, con il risultato di stravolgermi e peggiorarmi. C'era un motivo per cui al matrimonio ero davvero bellissima, o almeno ero al meglio delle mie possibilità: ero a mio agio ed ero convinta di come mi stavo presentando. Indossavo un completo pantalone, scarpe eleganti ma confortevoli (almeno per le prime 6 ore), portavo gli occhiali, i  capelli liberi e scarmigliati, e pochissimi trucco, talmente poco che nemmeno colava col sudore.
Alla cena di gala mi presentai con:

lungo abito nero (perchè il tubino nero va bene sempre, lungo perchè è elegante, nero perchè smilza), scarpe a punta con tacco a spillo troppo alto (Dio benedica quello che ha decretato che le navi da crociera devono essere moquettate ovunque), lenti a contatto, pettinatura a mio avviso sofisticata consistente in una spalmata di gel su tutto il capo, stile Springsteen
del periodo Tom Joad (in cui i fan meno devoti ravvisano una somiglianza con Totò), trucco non pesantissimo, ma consistente, che, sommato al prurito da lente a contatto e al conseguente discreto strofinio della zona perioculare, ha generato negli angoli dei miei occhi quelle orribili pallotte nere di muco&mascara, che non potevano essere dissimulate neanche dagli occhiali.

Nell'insieme, insomma, dovevo sembrare una melanzana: un corpo oblungo eppure tondo con un picciolo sulla sommità (già, perchè i capelli spalmati e la mancanza di occhiali non facevano che rimpicciolire la testa in proprorzione al corpo...va beh, diciamolo: al culo! - il che non mi aiutava)
Ciò non ostante, ero comunque una fra le più presentabili, quantomeno non sembravo uscita dal circo.
Fra le ospiti si distinguono
Rossella O'Hara:  una signora che credo si fosse realizzata l'abito con le tende
Mami: una robusta signora di colore, che vinceva in continuazione alla slot machines, in verità piuttosto distinta nel suo essere americana, che indossava un dignitoso completo di gonna e maglietta nere, il cui motivo di pailettes argentate sul davanti, diamine!, sembrava proprio un grembiule.
Dalila: una vittima del filone cinematografico di Maciste&Sansone, con completo di pantalone e blusa sbuffanti, di un turchese abbagliante (quest'anno il turchese si porta un casino), "impreziosito" da un numero indefinibile di sciarpe, stole, veli, pepli, drappi, pashmine, chador e foulard. Scarpette da marajà piene di pailettes, borsa a mano di raso dorato, rigida, una di quelle in vendita al bazar della nave, evidentemente sfornito di pochettes turchesi.
Barbie: divina, stupenda, bellissima gnoccolona da copertina di GQ, coscia lunga e tetta soda. Lineamenti del volto, ahimè, non proprio fini e regolari, ma chi mai avrebbe perso tempo a guardare al di sopra del collo, con tutto quello che c'era da vedere fasciato nella "pailettosa" sottoveste microscopica (di Barbie, appunto) che a malapena le occultava i capezzoli e che con riluttanza terminava appena sotto le (marmoree) natiche? Il tocco di classe era, in effetti, dato dagli spacchetti laterali, che arrivavano alle ossa del bacino, rivelando (eh già) che la fanciulla non poteva portare le mutande, a meno che non si trattasse di un tanga interdentale la cui circonferenza era fissata con le puntine da disegno alla quinta costola.

Segue rappresentazione di me e di Barbie:

RedheadedLarryGala.bmp                                     Barbiecruise.bmp
        No, non è una caricatura, Barbie indossava davvero un diadema scintillante, se no, da dove l'epiteto?

postato da: RedHeadedLarry alle ore 11:07 | Permalink | commenti
categoria:nave